Giulio Di Donato: “Socialisti, Laici e Cattolici” – Maschio Angioino – 13 .02.2025  

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 La sensazione che abbiamo un po’ tutti è che la Ue si sia addormentata. Ieri abbiamo saputo dei 200 miliardi stanziatisull’intelligenza artificiale, è una buona notizia ma è ancora poca cosa.  Gli Usa fanno 2 3 volte di più. Siamo ad una svolta epocale che possiamo affrontare solo rafforzando la Ue. Contro la quale non c’è più solo Putin ma anche Trump. E la cosa è molto preoccupante. Il tema non sono solo i dazi, per ora spostati ad aprile, è l’idea di escludere l’Ue dal consesso geopolitico per indurre un suo sgretolamento e proclamare la sua irrilevanza. Vedremo cosa farà la premier Meloni. Senza Ue i singoli Stati non sarebbero che appendici marginali dei nuovi equilibri geopolitici. Rafforzare la Ue per noi è, deve essere, un imperativo categorico. E Rafforzare la Ue, per cominciare, significa attuare il piano Draghi, investimenti in tecnologie, formazione, competitività,innovazione, difesa, diritti. Una sinistra al passo con i tempi deve fare della costruzione europea il suo core business.

L’Ue come compendio di civiltà, esempio di società aperta e inclusiva, attenta a difendere se stessa ed il suo patrimonio di civiltà, che è patrimonio universale: democrazia, libertà, legalità ,diritti e pari opportunità. L’Europa, noi, siamo figli di Atene, Roma e Gerusalemme. È uno scrigno di civiltà. E da li che una forza politica moderna e socialmente sensibile deve partire. 

C’è una ondata di destra in Europa e nel mondo. I motivi sono numerosi. La gente è disorientata, spaventata, insicura. Occorre ridare fiducia. Dobbiamo rimettere la politica in sintonia col senso comune con le esigenze delle persone, delle famiglie. Ci dobbiamo occupare di cose concrete e, tra le prime, vi è la rigenerazione del welfare, la Sanità, la Scuola, la Formazione.

Anche la vita democratica va rigenerata. La gente non va a votare,non partecipa non si interessa di politica anzi ne diffida e ne ha scarsa stima. E la democrazia interessa a noi, non certo alle autocrazie, alle oligarchie, alle teocrazie. Siamo noi che dobbiamo far capire il valore inalienabile della libertà con tutti i suoi annessi e connessi. Diritti, doveri e responsabilità.

Il Socialismo democratico ed il popolarismo cristiano hanno concepito e realizzato la costruzione della Ue facendola diventare una garanzia di pace duratura e punto di riferimento di civiltà, democrazia e benessere. Essi possono ancora guidarci sulla strada della integrazione ed aiutarci a superare anacronistici nazionalismi e sovranismi. 

Sul valore storico e politico dell’incontro tra socialismo democratico e cristianesimo rimando ad una pubblicazione che è disponibile in pochissime copie qui, di un convegno promosso nei mesi scorsi da Gennaro Acquaviva con la rivista Mondo Operaio sul tema Cristianesimo e Socialismo, a mio giudizio, quanto mai attuale. Un tema dalle mille sfaccettature sul quale spero in un prossimo futuro si possa sviluppare un approfondimento per cercare le ragioni più profonde di uno stare insieme di fronte alle sfide della modernità. Io qui mi limiterò a qualche riflessione politica su ciò che popolarismo cattolico e riformismo socialista hanno dato all’Italia. 

E per farlo mi sono servito del canone per eccellenza della modernità, l’Ai. E Chat GPA non si è sottratta: le riforme del centro sinistra di Fanfani e Moro dal 1962 – 1968, e poi quelle successive su fino al governo Craxi sono state scodellate in pochi secondi. E, vi assicuro, si è trattato di una straordinaria lista di riforme di struttura. Non vi annoierò con tutto quello che governi, considerati instabili e politicamente precari, riuscirono a fare. Case popolari, scuola, energia, regioni, urbanistica, programmazione economica, riforma sanitaria Statuto dei lavoratori, contenimento dell’inflazione, Italia nel G7, Italia leader nel Mediterraneo, Italia campione di lealtà atlantica ma custode attenta della propria sovranità nazionale, e così via.

Prima di Moro e Fanfani c’era stato un gigante, De Gasperi, lascelta atlantista la riforma agraria, il piano Marshall, tutta farina del suo sacco. Noi socialisti in quegli anni eravamo imbrigliati nel fronte popolare, Nenni guardava a Stalin con ammirazione, “socialdemocratico” era un insulto, Saragat “servo” degli americani. C’era la guerra fredda e gli Usa ci trattavano da sconfitti. Ma De Gasperi ed Einaudi seppero tenere la barra a centro respinsero le pressioni anche pesanti di Oltretevere e mantennero il partito cattolico al centro dello schieramento politico. A loro il Paese deve gratitudine e riconoscenza.

La Chiesa prima frenò e tentò di impedire, ma poi, con Giovanni XXIII ed il Concilio Vaticano II, favori, sostenne, creò spazio.

L’incontro tra socialisti laici e cattolici è stato decisivo per le sorti del Paese. 

Esso sbloccò il quadro politico italiano degli anni del dopoguerra compresso tra il più forte partito comunista d’occidente e tentazioni clerico reazionarie, e produsse una stagione riformista, intensissima, seppure fortemente contrastata da destra e da sinistra. Prevalse la lungimiranza politica di una Dc che, dopo Tambroni, con coerenza e continuità scelse la strada dell’apertura a sinistra e dell’inclusione e fu decisivo il coraggio di Pietro Nenni di uscire finalmente dalla trappola frontista e camminare con le gambe dell’autonomia socialista. Ed il ruolo svolto da uomini come Saragat e La Malfa. Oggi pochi ricordano il coraggio di Saragat che già nel ’47 a palazzo Barberini, sfidando il main stream della sinistra mondiale prese le distanze dal marxismo e dal comunismo accedendo a quella che sarebbe poi diventata la grande opzione socialista e democratica in tutta Europa. E lo stesso vale per La Malfa ed il suo Pri e per uomini come Giolitti, SaracenoLombardi ed altri, padri del riformismo di ispirazione cattolico- socialista.

Certo non furono rose e fiori, distorsioni ed anche degenerazioni non mancarono, ma l’alleanza tra cattolici laici e socialisti mantenne fermo il minimo comun denominatore della Costituzione, della democrazia, delle libertà. In quegli anni, travagliati, ci fu il piano Solo ed il gen. De Lorenzo. E poi le Brigate rosse, il terrorismo nero, gli anni di piombo un decennio di attentati, omicidi, stragi, che insanguinarono il Paese e culminarono con l’assassinio di Aldo Moro, anni di vera e propria guerra civile tra rigurgiti repubblichini e velleità rivoluzionarie con radici domestiche (nell’album di famiglia del Pci e dell’eversione nera) e collegamenti internazionali (Cia Kgb e affini) ai quali la giovane e gracile democrazia, resse magnificamente.

Abbiamo sconfitto il terrorismo, siamo usciti dagli anni di piombo, abbiamo salvato il Paese e lo abbiamo fatto senza nessuna alterazione democratica. Ed anche temi scottanti per la Chiesa, come divorzio e aborto, sono stati acquisiti con spirito democratico.

Uno straordinario risultato, per nulla scontato, merito della convergenza virtuosa tra i due grandi filoni del pensiero politico del ‘900  il popolarismo cattolico ed il riformismo socialista. 

Che altro si sarebbe potuto fare di diverso in quegli anni? 

C’era il Pci che condizionava ed egemonizzava la sinistra lasciandola nel freezer. L’ Italia, Paese di frontiera occidentale,poteva mai essere governata da un partito comunista legato a Mosca, finire nella sfera di influenza sovietica? Ci sarebbero state conseguenze letali per gli equilibri geopolitici che per primal’Urss di Stalin voleva evitare. C’era stata Yalta e c’era la guerra fredda. 

Un’opzione di sinistra, comunista, non è mai esistita ed anche il compromesso storico, mai nato per le note ragioni, a mio giudizio non avrebbe avuto vita lunga. Eppure il Pci è rimasto comunista fino alla fine e legato a Mosca fino agli anni ’80. Non sono bastati i carri armati in Ungheria a Praga a Danzica e a Varsavia per uscire dall’incantesimo ed abbracciare la prospettiva socialdemocratica. 

(Qualcuno ha detto che nel ’21 l’alleanza tra Don Sturzo e Turati poteva evitare l’arrivo del fascismo. La storia non si fa con i se ed i ma. Ma se Turati non fosse stato bloccato dal massimalismo socialista, se il Psi, scontata la scissione comunista avesse dato fiato alla sua parte riformista, forse l’incontro con i cattolici di Don Sturzo poteva essere un alternativa a Mussolini.)

L’estremismo ed i massimalismi ancora oggi appannano la identità di forza di governo della sinistra. Anche noi siamo stati succubi del Pci e c’è voluto Craxi per lanciare, con il saggio su Proudhon,la sfida al marxismo-leninismo perché, tra scissioni e riunificazioni e scissioni, non siamo stati capaci di una BadGodesberg purificatrice sul modello tedesco dell’Spd. Il Pci è rimasto tale nonostante la vera natura del comunismo fosse già emersa in Urss in Cina a Cuba nel sud est asiatico nei Balcani, in Albania e altrove nel mondo. Si, è vero Berlinguer, tentò di prendere le distanze con la “via italiana al socialismo”, l’”eurocomunismo”, strade senza uscita. E non scelse mai, anzi scartò, la via maestra del socialismo democratico.

Dopo l’assassinio di Moro, il Pci virò sul “pauperismo” sul “moralismo” e sulla “diversità comunista” (?), di fatto isolandosi dalla competizione politica. E riservò una opposizione durissima senza quartiere al governo Craxi, il governo dell’alternanza, che poteva essere un banco di prova post compromesso storico per alleanze a sinistra. E dopo il “crollo del muro”, fu Occhetto a respingere nettamente l’unità socialista temendo intenti annessionistici che potevano essere individuati e neutralizzati. Edancora fatale fu il sostegno del pci a mani pulite, il golpe giudiziario che si servì del finanziamento illecito ai partiti e delle manette per distruggere i partiti che avevano garantito lo sviluppo democratico civile ed economico dell’Italia, la Dc, non la sua componente catto-comunista, e noi socialisti. 

Il Pci fu solo lambito da “mani pulite”, potremmo dire “accarezzato”. Il disegno politico era di andare al potere per via giudiziaria. Non ho intenzione di rievocare tangentopoli, i suoi morti, i suoi eroi, le sue vittime. Non nego neppure le degenerazioni della prima repubblica e tuttavia penso che oggi siamo messi molto peggio. E penso che fu un grande errore non resistere alla canea mediatica, abolire la immunità parlamentare,cedere alla falsa rivoluzione i cui effetti, ancora oggi, scontiamo.  Dovevamo correggere, adeguare, modernizzare, non distruggere.

Cattolici, socialisti, laici sono stati la forza trainante di questo Paese fino a tangentopoli. Poi? Le culture politiche sono state archiviate, cancellate, e sono arrivati tycoon finti liberali, populisti, sovranisti, rottamatori ed oggi la destra di Frodo ed Atreju.

Oggi la sinistra è tutt’altro, anche se spesso si fa fatica a definirla. Ci sono ex e post comunisti, ci sono gli epigoni della vecchia sinistra diccì, poi ci sono populisti ed ecologisti, radicali e pezzi di un centro mai nato.

É una forza di opposizione ma non una forza di governo.

È divisa e fatica a costruire una credibile alternativa allo sgangherato centro destra che ci governa. Noi socialisti,consapevoli dei nostri errori, ma fieri del nostro passato con la decisione di intitolare la tessera del 2025 a Bettino Craxi abbiamo fatto una scelta importante di cui ha merito il segretario Enzo Maraio. 

Non si tratta di nostalgia, con Craxi il socialismo italiano assunse una sua identità, scelse uguaglianza e libertà come fini, ed il riformismo come prassi. E si aprì ad esperienze molto importanti, il sostegno al dissenso comunista dalla cortina di ferro al Cile, l’annullamento del debito dei Paesi poveti in seno all’Onu e, tra queste, l’attenzione verso il mondo cattolico e l’apertura all’Mpl di Labor, con l’ingresso nel partito di personalità come Acquaviva, Covatta, Enzo Esposito, Maria Capodanno ed altrifino a Gianni Baget Bozzo. Inaugurando una nuova stagione di rapporti con la Chiesa culminati con la revisione del Concordato.

Ecco perché la tessera con l’effigie di Craxi è un ritorno al futuro.

Oggi siamo in un momento particolarmente complesso che ci rende inquieti. L’Italia, l’Europa, l’Occidente appare senza bussole politiche e/o religiose. È come se individualismi ed egoismi, intolleranza, spirito di vendetta, violenza avessero messo alla porta generosità e solidarietà, clemenza, indulgenza, perdono, attenzione per gli altri e per i più deboli. Più che di secolarizzazione l’Italia, l’Europa l’Occidente soffrono di una vasta scristianizzazione e questo, insieme all’inaridimento del pensiero politico, la rendono una realtà debole ed esposta a scorrerie populiste e sovraniste. Il primato della politica, in termini di idee ma anche di potere si è quasi estinto e quindi il contributo umano è diventato marginale e strumentale. Abbiamo bisogno di una radicale rigenerazione, abbiamo bisogno di andare dove c’è disagio e sofferenza, nelle periferie sociali, e non solo in quelle urbane, dove la politica non c’è e dove per fortuna c’è la Chiesa, ci sono i sacerdoti, ci sono i maestri di strada. Da soli, questo il mio pensiero, non ce la facciamo. Per questo ci dobbiamo aprire ad un sociale non retorico, integrandoci con esperienze militanti, utili a far crescere le persone dando ad esse gli strumenti per farlo. Invece che reddito di cittadinanza, scuola, formazione, educazione gratis e magari con incentivi. E più che mercati finanziari, mercatini rionali.

Il socialismo per adattarsi ai tempi deve essere pragmatico e deve preservare la laicità dei diritti e deve connettersi ed integrarsi conesperienze sociali anche di contenuto religioso.

Un ritorno al futuro

Cerco di essere più chiaro: penso ad una formazione politica aperta che riscopra la centralità delle persone, che ridia valore alla comunità, che utilizzi i social per ritrovarsi poi fisicamente, insieme e non svanire nella solitudine fisica e morale del web.Insieme, ecco questo dobbiamo usare, questo avverbio che ha qualcosa di magico e che dobbiamo far rientrare nel nostro dnapolitico. Abbiamo bisogno del benessere materiale che deve essere prodotto e distribuito secondo equità. Ma non solo di quello. Abbiamo bisogno di credere, di impegnarci, di dedicarci a qualcosa di immateriale che soddisfi la nostra coscienza ed il nostro senso morale che dobbiamo alimentare non disperdere. Qualcosa che ci aiuti a crescere che ci liberi dalla vacuità dell’effimero del superfluo dell’inutile.

Guardo avanti. E se chiedessimo ad Open Ai quale è il panel dei valori della società futura, sono convinto che risponderebbe: ivalori cristiani e socialisti, lavoro, libertà, tolleranza, pari opportunità, solidarietà, sostegno a deboli e ultimi e perché no? religiosità. Direbbe che democrazia è equilibrio tra diritti e doveri.Direbbe che lo studio rende forti e liberi, che la disciplina non vessatoria è indispensabile “per seguir virtute e conoscenza” che la sicurezza di strade, piazze, scuole, ospedali, luoghi di lavoro, la sicurezza dei giovani, delle donne, dei più deboli, deve diventare una priorità per la sinistra, perché è un valore di sinistra senza il quale la libertà scompare. Poi direbbe anche che alla transizione energetica, pannelli e pale, non bastano, serve il nucleare di ultima generazione e da fusione. O che la pace si ottiene con la deterrenza e si mantiene con la diplomazia quindi la Ue deve rafforzare la Nato e forse direbbe pure che la transizione ecologica deve essere graduale perché viceversa toglie il lavoro, impoverisce e provoca reazioni luddiste. E concluderebbe con i partiti, i quali servono, i partiti non come quelli di un tempo, ma comunità che nascono dal basso (come del resto furono le leghe socialiste e le associazioni cattoliche) intorno a temi civili,religiosi, che affrontino i problemi delle persone, senza google o instagram, e creino occasioni di stare “insieme”, le basi di un nuovo umanesimo con al centro la persona i suoi diritti i suoi doveri.

Ultime due considerazioni di attualità. Il centrodestra è più fragile di quel che sembra i nodi verranno al pettine. La Lega è un elemento di instabilità, La Meloni a breve sui dazi dovrà scegliere tra l’antieuropeismo di Trump/Musk e la Ue di Von der Leyen. E non sarà una scelta indolore. L’autonomia differenziata ed il premierato sono sul binario morto e magari una iniziativa unitaria delle opposizione sarebbe utile ad un riassetto della Repubblica delle Autonomie, oggi un coacervo di incongruenze istituzionali, di burocrazia, di inefficienza, oltre che a far emergere divisioniprofonde nella maggioranza. La sinistra a fronte di ciò è pronta a lanciare la sua sfida di governo su questi ed altri temi, a qualificarsi ed a farsi percepire come forza alternativa? O continuerà a muoversi in ordine sparso? La proposta di Franceschini di una legge elettorale proporzionale con preferenze non la lascerei cadere. Ed infine facciamo attenzione a non regalare alla destra la Campania. De Luca e Manfredi rispetto al recente passato hanno governato bene. E non mi pare che all’orizzonte ci sia nulla di meglio.

Grazie ed un abbraccio a tutti i vecchi ed i nuovi compagni, w il socialismo. 


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